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Lorenzo Parmiani


Sono assolutamente innamorato del mio territorio tanto da aver fatto una scelta che può sembrare facile agli occhi delle persone, ma non lo è affatto: ho scelto di prendere uno stabilimento balneare proprio qui, dove sono nato. Uno spazio da risollevare con le mie forse e quelle dei miei soci.
Rimanere è molto più difficile che scappare.

Ho iniziato questa attività assieme alla mia compagna, dopo 4 inverni passati all’estero. Mi sentivo di dover perfezionare il mio inglese quindi sono partito; sono stato in California, poi in Canada, in Inghilterra. In giro per il mondo io rappresentavo proprio lo stereotipo dell’italiano medio, spigliato, estroverso, quindi non ho mai faticato ad integrarmi e a trovare un impiego. La mia ‘mamma inglese’ era molto amica del manager del ristorante di Jamie Oliver quindi mi portò a cena, me lo presentò, e lui mi disse di perfezionare in fretta. Il mio inglese che poi sarei stato assunto con uno schiocco di dita!

Dopo queste esperienze all’estero, a 30 anni, mettersi in gioco a casa propria è difficile ma è una grande, enorme soddisfazione. Oggi Capohoorn Beach è una realtà turistica che dopo 12 anni lavora con una bellissima clientela composta da un’altissima percentuale di stranieri. Ci siamo posti nella condizione di comprendere le esigenze del turismo estero, e non solo dei nostri affezionati, per costruire un bacino turistico europeo attorno alla nostra attività. A grande sorpresa, in questo 2021 abbiamo visto anche tanti austriaci! Ci sono anche ben due famiglie norvegesi che ogni anno scelgono di tornare da noi; mi hanno anche ospitato in Norvegia: è bello quando si creano queste sinergie, questi scambi, questa comunicazione.

La soddisfazione più grande, in questo lavoro, è sicuramente data dai clienti. La fiducia che ripongono in noi, il fatto che facciamo da promotori in prima persona, ma soprattutto che tornino perché qui si sentono a casa. Sembrerà banale ma lo stabilimento balneare è come una piccola città, un quartiere: dopo poco tutti si conoscono e sviluppano un certo senso d’appartenenza.

Ricordo una volta, un bimbo della Repubblica Ceca si perse e finì qui da noi. Non era cliente del bagno; era appena arrivato in campeggio con la famiglia, preso dalla voglia di vedere il mare si era allontanato. Rimase con noi per ben 12 ore, mangiò e giocò con i ragazzi, il tutto mentre noi cercavamo di trovare la sua famiglia telefonando ai carabinieri, ai camping... Non visse un solo momento di angoscia assieme a noi. Ad un certo punto la madre venne a prenderlo in lacrime! Il bimbo era stato talmente bene, si era sentito così a casa che la mamma ci mandò un regalo per ringraziarci! Questo è proprio il nostro obiettivo: far sentire a casa chi arriva da lontano!
Io sono molto attivo anche nel sociale, porto avanti progetti di supporto e aiuto. Mi piace aiutare le persone, stare con le persone, dare una mano senza condizioni, provare ad essere qualcosa in più. Questa è una caratteristica innata: chi ha questa indole finirà per amare un lavoro che possa permettergli di stare con la gente, di dare una mano.

Del mio territorio amo il fatto che mi stupisca sempre, costantemente. Non c’è nulla di scontato qui, tutto si trasforma; al cambio di una luce, di ogni ora del giorno, delle stagioni, si possono scoprire particolari e paesaggi differenti che generano emozioni incredibili.
Tempo fa abbiamo realizzato un video, con Delta Cinematica, di Maurizio Cinti; ‘Invisibili e visibili’ il titolo, per raccontare le storie di alcune persone rimaste senza supporto durante la pandemia, un progetto sostenuto dal Comune di Comacchio. Alcune scene di questo video sono state girate al Casone Donnabona, al tramonto: in quel contesto, con i fenicotteri che volavano sopra le nostre teste, il sole che colorava l’acqua, mi sono emozionato.
Sono nato e cresciuto qui, e dopo 42 anni questo territorio riesce ancora a stupirmi.
 






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